Dott.ssa Luisella Troyer
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Attenzione: quest'articolo tratta di materie a carattere medico scientifico.
Per quanto le informazioni in esso contenute siano state selezionate e riportate con cura e con la massima precisione scientifica, non possono e non potranno mai sostituire il parere di un Medico o una visita medica specialistica, e debbono pertanto essere utilizzate per uso esclusivamente informativo.
In caso di dubbi e o domande, chiedi sempre consiglio ad un Medico.

Quest'articolo è stato aggiornato dalla Dott.ssa Luisella Troyer il giorno: lunedì 04 luglio, 2022

Luisella Troyer - MioDottore.it

Cos'è la Trombosi Venosa Profonda?

La trombosi venosa profonda

La Trombosi Venosa Profonda (TVP) è un processo patologico in cui vi è la formazione di un trombo che occlude del tutto o in parte il lume di un vaso, scatenando quindi un processo infiammatorio nella vena.
La localizzazione più frequente  della TVP  sono le vene profonde degli arti inferiori e le vene della pelvi.

Nel mondo, la patologia ha un'incidenza annuale di oltre 800.000 casi ed è responsabile di circa 100.000 morti l'anno per embolia polmonare associata.

La TVP è una malattia molto comune, spesso asintomatica e silente, e per questo la sua diagnosi e a volte tardiva, complicandone il trattamento.

Una Trombosi Venosa Profonda prolungata e non trattata ha come incidenza correlata l'aumento del rischio di sviluppo di una sindrome post-trombotica.

Da cosa è causata la Trombosi Venosa Profonda?

La trombosi venosa profonda
La formazione di un trombo in una vena

La causa che scatena la patologia è un trombo, ovverosia un'occlusione (totale o parziale) di una vena, che impedisce il regolare deflusso del sangue.

Secondo la corrente letteratura medica (Triade di Virchow), i fattori scatenanti la formazione del trombo sono tre:

  1. Stasi venosa;
  2. Ipercoaugulabilità;
  3. Modifica tessuto endotelliale (il rivestimento interno dei vasi sanguigni)

A questi fattori di rischio endemici ne va aggiunto uno acquisito, di particolare importanza: l'avanzamento dell'età.
Un altro fattore di rischio da considerare è la presenza di una neoplasia, sia nelle vene che attorno ad esse: un tumore difatti sviluppa fattori di ipercoaugulabilità elevati, e il trattamento chemioterapico per la sua cura favorisce lo sviluppo di TVP.

La TVP è più frequente in soggetti anziani allettati o con immobilizzazione degli arti inferiori, sottoposti a recente intervento chirurgico, traumatismi e/o obesità.

La patologia può manifestarsi anche in soggetti giovani  che presentino varici non correttamente curate, in corso di assunzione di estroprogestinici o talvolta senza motivo apparente.

Ciò può  dipendere da  alcune alterazioni congenite della coagulazione, chiamate  nel loro complesso trombofilia, come il deficit di antitrombina III, di proteina C o di proteina S, di Fattore V Leiden, di Fattore II et similia, che sono trasmessi in modo ereditario per deficit genetico.

Anche l'uso della pillola contraccettiva e lo stato di gravidanza contribuiscono, nella donna, all'aumento del rischio di sviluppo di un trombo venoso.

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Quanto è diffusa la Trombosi Venosa Profonda?

La TVP è una patologia decisamente diffusa nel mondo: secondo gli ultimi dati disponibili ha un'incidenza di circa 800.000 casi diagnosticati ed accertati ogni anno, ma a questi vanno aggiunti tutti i quadri clinici non diagnosticati, specie nei paesi in cui l'accesso ai servizi sanitari è difficoltoso o molto costoso.

Si calcola che solo nel Nord America e nei paesi europei 1 adulto su 1000 sviluppi almeno una volta nella vita la TVP.

La patologia con i suoi sintomi caratteristici è nota all'uomo da molto tempo: già nel XIII secolo abbiamo documenti che provano la diagnosi della TVP sui soggetti esaminati, mentre nel 1856 il medico tedesco Rudolf Virchow ne studiò accuratamente la causa ed i fattori presunti di rischio.

La patologia uccide un gran numero di persone ogni anno tramite l'embolia polmonare causata dal distacco del trombo del vaso ostruito: circa 100.000 persone perdono la vita ogni anno per tale complicanza.

Particolarmente incisivo è anche, ai fini squisitamente economici, il costo che la patologia ha sui sistemi sanitari dei singoli stati: nell'Unione Europea, il costo medio per un trattamento di tre o sei mesi varia dai € 1.800 ai € 3.200, mentre negli Stati Uniti d'America il costo medio annuale per un trattamento completo è di circa $ 20.000.

A questi cosi, già alti, devono poi essere applicati quelli correlati dei vari follow-up e del trattamento della sindrome post-trombotica.

La Trombosi Venosa Profonda, al contrario di quella superficiale (la tromboflebite) è potenzialmente mortale.
Questo perché il trombo che l'ha causata può staccarsi (tutto o in parte) e formare quindi un embolo, portato su fino ai polmoni dal ritorno venoso.

Nei polmoni, tale embolo può causare un'emobolia polmonare, col serio rischio per la vita del paziente.
Ecco perché la Trombosi Venosa Profonda deve sempre essere trattata nel più breve tempo possibile, e per tutta la durata necessaria alla terapia anticoagulante per far raggiungere al paziente buoni livelli di sicurezza.

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Quali sono i sintomi della Trombosi Venosa Profonda?

La trombosi venosa profonda
Il distacco di un embolo dal trombo sanguigno

La sintomatologia è subdola: il paziente può avvertire dolore importante agli arti inferiori correlato o meno ad edema più o meno massivo, arrossamento cutaneo fino alla cianosi e all'incapacità a camminare.

La presenza e la gravità di questi sintomi può variare da caso a caso, ed a volte (in circa la metà del campione statistico) la patologia si presenta totalmente asintomatica.

I sintomi devono essere sempre analizzati nell'ottica generale del quadro clinico, poiché alcuni possono essere causati anche da altre patologie estrenee alla TVP, come ad esempio lesioni muscolo-scheletriche, atrrite oppure lo sviluppo di un linfedema.

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Come si esegue la diagnosi della Trombosi Venosa Profonda?

La trombosi venosa profonda
La formazione di un embolo polmonare

Per la diagnosi certa della patologia non basta una visita, ma occorre un esame Ecocolordoppler, perché spesso l’obbiettività clinica è sfumata e può confondersi con altre patologie: strappi muscolari, artrite, patologie acute del ginocchio, iniziale scompenso cardiaco ecc.

La sindrome post trombotica
Trombosi dei vasi intramuscolari della coscia

L'EcoColorDoppler è un esame rapido, non invasivo e totalmente indolore: grazie ad esso, il Medico puà immediatamente visualizzare gli eventi trombotici in atto, confutando o meno la diagnosi iniziale e impostando quindi la corretta terapia anticoagulante, nel caso di esito positivo.

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Come si cura la Trombosi Venosa Profonda?

La terapia per eliminare il trombodella vena è prevalentemente farmacologica, per mezzo di farmaci anticoagulanti.
È inoltre indispensabile usare dei tutori (calze) elastici, che velocizzano il flusso sanguigno, supplendo all'ostruzione del vaso e ripristinando una corretta circolazione.

Il farmaco di prima linea per combattere la Trombosi Venosa Profonda è l'eparina, con i suoi derivati di base e di uso comune (enoxaparina, dalteparina o tinzaparina).
I farmaci a base di eparina sono immediatamente efficaci, ma devono essere iniettati, solitamente ogni 12 o 24 ore.

Questo metodo di somministrazione ne rende quindi sconsigliabile, per motivi pratici, l'uso per periodi di tempo prolungati.

Per essi (necessari nella maggior parte dei casi) la moderna medicina ha sviluppato già da anni farmaci anticoagulanti comodamente assumibili per via orale (come quelli a base di Apixaban), da prendersi però sotto stretto controllo medico.

La terapia anticoagulante per la Trombosi Venosa Profonda mira in primo luogo a evitare embolie polmonari.

Difatti, nei soggetti affetti da TVP, una parte del coagulo di sangue può staccarsi dal trombo e, percorrendo il flusso ematico, raggiungere il cuore, esattamente il ventricolo destro.
Da lì, può infilarsi in una delle arterie che portano il sangue ai polmoni, provocando così un'embolia polmonare.

L'embolia polmonare, se non trattata tempestivamente, è spesso mortale: ecco perché la terapia per la TVP mira prima di ogni cosa ad evitare l'embolo polmonare.

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Vi è una particolare sindrome trombotica conosciuta ormai da molti anni, chiamata 'sindrome da classe economica'.
Anche se il nome fa sorridere, in realtà è un pericolo molto serio per chi fa viaggi intercontinentali in aereo, ed è geneticamente predisposto alle trombosi.

Si manifesta come un trombo che parte della vena poplitea, generato dalla sua compressione per lungo tempo, a sua volta dettata dai lunghi viaggi aerei in classe economica, dove lo spazio tra le fila delle poltrone è ristretto, e il passeggero è quindi costretto ad assumere una posizione innaturale.

Il trombo eventualmente creatosi nella vena poplitea può quindi staccarsi, e finire dritto in un'arteria polmonare, dove potrà provocare un'embolia (potenzialmente mortale).

La sindrome si chiama 'da classe economica' poiché i passeggeri di 1° classe, avendo molta più disponibilità di spazio e movimento, possono dunque distendere totalmente le gambe, risparmiando la forzata compressione alla vena poplitea. E quindi, in ultima analisi, salvarsi dalla trombosi.

Quanto dura la terapia per la Trombosi Venosa Profonda?

La durata della terapia è variabile, ed è descrita in specifici protocolli standard.
Generalmente, in caso di prima trombosi assoluta, si somministra al paziente la terapia anticoagulante per almeno sei mesi, dopodiché, su valutazione del Medico, si può decidere se sospendere il trattamento o proseguirlo (di solito per altri sei mesi).

Nei casi di TVP ripetuta, di norma il paziente è tenuto sotto trattamento anticoagulante a tempo indefinito.
La giusta terapia per la Trombosi Venosa Profonda non può quindi prescindere da uno scrupoloso controllo periodico e una obbligatoria e costante informazione del paziente, che deve essere ben conscio del necessario percorso terapeutico.

Percorso che, come già accennato, può rivelarsi anche molto lungo.

L'uso dei tutori elastici compressivi è di fondamentale importanza nella terapia post-trombotica: terapia anticoagulante a parte, essi sono l'unico strumento che contrasta la lesione permanente dei tessuti venosi danneggiati dal trombo, e previene l'insorgenza della temuta sindrome post-trombotica.

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Cos'è la sindrome post-trombotica?

La trombosi venosa profonda
Nelle immagini, da sinistra a destra: 1. Il distacco di un embolo; 2. Un occlusione parziale da trombo; 3. Il normale flusso venoso

Si definisce sindrome post-trombotica un quadro clinico caratterizzato da segni e da sintomi che si manifestano dopo un episodio di TVP degli arti inferiori.
La sindrome post-trombotica (SPT) è una complicazione cronica della Trombosi Venosa Profonda degli arti inferiori che si sviluppa nel 20-50% dei pazienti affetti dalla stessa.

La sindrome ha un andamento cronico con fasi di progressione e periodi di temporanea regressione dei principali sintomi.

Essendo strettamente correlata alla sede, all'estensione e all’evoluzione del processo trombotico, essa può anche passare inosservata in alcuni soggetti con trombosi molto distale e parcellare.

Di solito la sindrome post-trombotica si manifesta a distanza di anni dall'evento trombotico acuto con segni e sintomi di varia gravità, quali edema, varici secondarie, iperpigmentazione, lipodermatosclerosi, atrofia ed ulcera cutanea, che rappresenta la complicanza più grave di questa patologia.

Le ulcere difatti non guariscono spontaneamente e possono raggiungere dimensioni molto estese se non correttamente curate.

Quando avviene un Trombosi Venosa Profonda le pareti del vaso venoso interessato e le valvole in esso contenute vengono danneggiate in maniera irreversibile nonostante la terapia anticoagulante e il corretto uso di calze elastiche.
Di conseguenza le pareti di tali vene non si comportano più normalmente: diventano rigide e sclerotiche e le valvole non funzionano più correttamente.

Ne deriva  un'ipertensione venosa cronica causata da una combinazione dell’ostruzione venosa residua e del reflusso valvolare, determinanti una sofferenza cronica del tessuto sottostante, che si modifica in maniera permanente diventando fortemente patologico, con dermo-ipodermite che evolve in lipodermatosclerosi.

Se vuoi informarti meglio sui pericoli della sindrome post-trombotica, clicca qui e leggi l'articolo specifico.

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Chirurgia Vascolare, angiologia e terapia del linfedema a Milano
Quindi ricorda che...
  • La Trombosi Venosa Profonda è un processo patologico in cui vi è la formazione di un trombo che occlude del tutto o in parte il lume di un vaso;
  • La Trombosi Venosa Profonda ha un'incidenza annuale di oltre 800.000 casi ed è responsabile di circa 100.000 morti l'anno per embolia polmonare associata;
  • La complicanza più pericolosa e, spesso, mortale della Trombosi Venosa Profonda è l'embolia polmonare;
  • I sintomi di una Trombosi Venosa Profonda sono subdoli, poiché possono essere facilmente confusi con quelli di altre patologie, oppure essere completamente assenti;
  • Una Trombosi Venosa Profonda prolungata e non trattata ha come incidenza correlata l'aumento del rischio di sviluppo di una sindrome post-trombotica;
  • La terapia per eliminare il trombo della vena è prevalentemente farmacologica, per mezzo di farmaci anticoagulanti;
  • L'uso del tutore elastico dopo una Trombosi Venosa Profonda è parte fondamentale della terapia, e previene l'insorgenza della sindrome post-trombotica;
  • La sindrome post-trombotica è una complicazione cronica della Trombosi Venosa Profonda degli arti inferiori che si sviluppa nel 20-50% dei pazienti affetti dalla stessa;
  • Le percentuali di sviluppo della sindrome post-trombotica dopo una Trombosi Venosa Profonda salgono vertiginosamente se il paziente trascura la patologia e non inizia ad indossare il tutore elastico

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La Dott.ssa Luisella Troyer è un Chirurgo Vascolare specializzata nelle patologie linfatiche, in oncologia linfatica e in vulnologia.
Nella sua trentennale professione si è focalizzata sulla cura e sul trattamento (anche chirurgico) delle lesioni croniche a decorso ulcerativo, sulla corretta diagnosi e terapia del linfedema e sulla particolare cura e gestione del paziente oncologico pre e post chirurgia.

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