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Attenzione: quest'articolo tratta di materie a carattere medico scientifico.
Per quanto le informazioni in esso contenute siano state selezionate e riportate con cura e con la massima precisione scientifica, non possono e non potranno mai sostituire il parere di un Medico o una visita medica specialistica, e debbono pertanto essere utilizzate per uso esclusivamente informativo.
In caso di dubbi e o domande, chiedi sempre consiglio ad un Medico.

Quest'articolo è stato aggiornato dalla Dott.ssa Luisella Troyer il giorno: mercoledì 14 settembre, 2022

Luisella Troyer - MioDottore.it

L'insufficienza venosa cronica e le vene varicose

L'insufficienza venosa cronica e le vene varicose

Il sistema circolatorio umano, com’è noto, è un sistema idraulico chiuso: il sangue segue un percorso obbligato (unidirezionale), un circolo percorribile solo in una direzione, col cuore come motore centrale, vera e propria instancabile ‘pompa’.

Le arterie sono i vasi che, partendo dal cuore, portano sangue carico di ossigeno e nutrimento alle periferie del corpo.

Le vene sono invece i vasi che, dalle periferie, raccolgono il sangue refluo, cioè deossigenato e privo di nutrimento, e lo rimandano al cuore, dove sarà nuovamente ossigenato e, di nuovo, riversato nella circolazione arteriosa.

Vene ed arterie si diramano, nelle periferie, in vasi via via più piccoli (venule ed arteriole), che a loro volta si uniscono tra di loro, rendendo il circolo quindi chiuso.

Le vene però, al contrario del cuore che spinge naturalmente il sangue verso le periferie con la forza del suo battito, non hanno un ‘motore’ che fa risalire il sangue verso il centro del corpo.

Ciò diventa un problema per lo più nella parte inferiore del fisico, cioè le gambe che, per forza di cose, sono sempre sotto gioco dell’attrazione gravitazionale, che non facilita la ‘risalita’ del sangue.

Per questo, l’evoluzione si è arrangiata nel corso dei millenni, e ha creato un ingegnoso sistema meccanico per sfruttare la stessa forza muscolare delle nostre gambe per ‘spremere’ il sangue ed aiutarlo a tornare su.

Quando questo sistema non funziona bene, per una lunga serie di motivi, il sangue non riesce a tornare efficacemente al cuore e, in Medicina, si parla di insufficienza venosa.

A sua volta, l’insufficienza venosa cronica è la responsabile del sintomo più evidente e ben conosciuto, ovverosia le vene varicose.

La Dott.ssa Luisella Troyer è un Chirurgo Vascolare di Milano, specializzata da anni nella diagnosi e nella cura dell’insufficienza venosa cronica e delle vene varicose.

Leggi questa pagina per scoprire il perché le vene delle gambe si deformano e diventano varici: cosa si può fare per evitarlo, cosa si può fare per eliminare le vene varicose.

Cos’è l’insufficienza venosa cronica?

Safenectomia a Milano
Una vena sana (a sinistra) e una vena patologica, a destra.
Il degeneramento delle valvole interne provoca un riflusso sanguigno che, a sua volta, genera un ristagno nella circolazione

In Medicina, si parla di insufficienza venosa cronica quando i tessuti interni dei vasi venosi non riescono più efficacemente a far risalire il sangue refluo al cuore, causando quindi un suo ristagno, oppure una circolazione inversa, innaturale.

Questo ristagno causa a sua volta una deformazione permanente del vaso venoso, che diviene contorto e dilatato in maniera abnorme, dando quindi origine ad una varice.

La varice è quindi una vena che, da sana, lineare e rettilinea, è diventata contorta e rigonfia.
In gergo medico, una varice è una vena divenuta incontinente.

L’insufficienza venosa cronica è quando una vena importante del sistema venoso, ad esempio la vena grande safena, diviene per l’appunto incontinente.

Grandi vene che fungono da ‘colonne’, che raccolgono il sangue di altre vene e che diventano incontinenti, generano a loro volta un ‘intoppo’, a catena, delle loro vene collaterali.

Si formano così intricati grovigli di varici, ovverosia le vene varicose, spesso e volentieri ben visibili sotto la cute, che sono il sintomo immediatamente riconoscibile dell’insufficienza venosa cronica.

Da cosa dipesa l’insufficienza venosa cronica?

Le vene vaticose e le vene sane: le differenze
A sinistra: vena sana, in cui il fluire del sangue, grazie alle valvole integre, è possibile solo in un senso.
A destra: vena varicosa, in cui il deterioramento dei tessuti e delle valvole permette al sangue di fluire anche in senso contrario, creando quindi reflusso e stasi

A livello anatomico, l’interno delle vene non è tubolare e perfettamente liscio.
Sparse ordinatamente e attaccate alla tonaca interna, ci sono infatti una grande quantità di lamelle, chiamate valvole.

Le valvole sono disposte grossomodo a V, dove la punta della V coincide col flusso di uscita del sangue refluo (quindi, in direzione del cuore).

Questo fa si che il sangue, se spinto in una certa direzione, apra le valvole, mentre se invece compie il percorso inverso, comporti la chiusura delle stesse, impedendo quindi il reflusso.

L’insufficienza venosa cronica coincide con la modifica funzionale della tonaca a cui sono attaccate le valvole che, allargandosi in maniera abnorme, vanifica la protezione naturale al reflusso del sangue.

Vi sono due teorie, attualmente, per spiegare questo decadimento della qualità dei tessuti dei vasi:

  1. Teoria emodinamica
    Le valvole diventano incontinenti per sfiancamento, che colpisce in maniera prevalente la vena grande safena e le sue perforanti;
  2. Teoria parietale
    La tonaca interna della parete venosa perde di elastina e collagene, che a sua volta determina sfiancamento delle valvole

Va fatto notare che non necessariamente una teoria esclude l’altra, e che entrambe possano comunque condurre (e partecipare) allo stesso risultato, cioè l’insufficienza venosa cronica.

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Le vene varicose possono essere ereditarie?

La scleroterapia per eliminare le vene varicose e le teleangectasie
L'evidenza di venule e teleangectasie che affiorano sotto l'epidermide è uno dei campanelli d'allarme dell'insufficienza venosa cronica

Sì, solitamente lo sono.
L’insufficienza venosa cronica è difatti una patologia ereditaria, e su questo la Medicina ormai concorda da molto tempo.

Ovviamente, non si ereditano le varici, ma la qualità dei tessuti interni dei vasi venosi che, se scarsa, porta allo sfiancamento delle valvole e all’incontinenza delle vene, che si tramutano in varicose.

Ci sono altri fattori di rischio, oltre quello genetico, che possono portare all’insufficienza venosa cronica e alle vene varicose?

Sì, ci sono.
Attualmente, se ne conoscono almeno quattro, che sono:

  • Un deficit posturale
    Posizioni ortostatiche, come ad esempio quelle dettate da lavori che richiedono lunghi periodi in piedi, fermi e statici, aumentano il rischio di sviluppo dell’insufficienza venosa cronica;
  • Il sesso di appartenenza
    Statisticamente, le donne sono maggiormente colpite dall’insufficienza venosa cronica;
  • Obesità
    Le persone obese scaricano tutto il loro peso, eccessivo, sugli arti inferiori, aumentando il rischio dell’incontinenza venosa;
  • Gravidanza
    Le donne partorienti, specie al momento del parto, sono più portate allo sviluppo dell’insufficienza venosa e all’incontinenza delle vene delle gambe

Ovviamente, questi fattori di rischio possono coesistere, e peggiorare ulteriormente il quadro clinico.

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L'insufficienza venosa cronica è una patologia ereditaria 'sui generis'.

Questo perché non si eredita la patologia stessa (cosa impossibile da tramandare geneticamente), bensì la qualità dei tessuti venosi.

Tessuti di scarsa qualità, poco elastici e facilmente deformabili sono infatti ben propensi alla dilatazione abnorme e a dare quindi origine alla patologia venosa.

Ecco perché, solitamente, in fase di anamnesi il Medico Angiologo chiede al paziente se, nella sua famiglia, ci sono o ci sono stati casi di parenti con varici.

La risposta affermativa del paziente mette già il Medico sulla giusta strada della diagnosi, che comunque dovrà essere confermata sempre all'esame EcoColorDoppler.

Come si può diagnosticare l’insufficienza venosa cronica?

EcoColorDoppler in centro a Milano

La presenza di vene varicose superficiali non basta per diagnosticare l’esistenza di insufficienza venosa cronica, così come l’assenza delle stesse non esclude la patologia.

Ecco perché, per una diagnosi esatta, è necessario eseguire un esame specifico chiamato EcoColorDoppler.

Con l’EcoColorDoppler, il Medico Angiologo può valutare precisamente lo stato delle vene, sia profonde che superficiali, attraverso l’utilizzo della tecnologia ad ultrasuoni e l’effetto Doppler.

L’esame, non invasivo, non doloroso e totalmente innocuo per il corpo, è effettuato per mezzo di una comune sonda ecografica, e dona risultati immediatamente consultabili al Medico.

EcoColorDoppler in centro a Milano
L'esame EcoColorDoppler si esegue con una sonda ecografica, ed è totalmente indolore, con risultati immediati

La precisione dei moderni macchinari EcoColorDoppler è altissima e, se l’esame è eseguito da un Medico con esperienza, permette di mappare tutto lo stato delle vene delle gambe, individuando le stasi venose e l’incontinenza dei vasi.

Qualsiasi visita angiologica effettuata per confermare od escludere la presenza di insufficienza venosa cronica è quindi sempre accompagnata e conclusa con l’esame EcoColorDoppler, vero e proprio ‘strumento di lavoro essenziale’ per il Medico Angiologo.

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Quali sono i sintomi dell’insufficienza venosa?

La scleroterapia per eliminare le vene varicose e le teleangectasie
Due casi clinici di insufficienza safenica, che richiedono immediato intervento chirurgico di termoablazione

I sintomi della stasi venosa e l’insufficienza delle vene degli arti inferiori possono essere molto variabili, a seconda di dove s’è sviluppata l’incontinenza (cioè a quale vaso nello specifico), al grado di severità di quest’ultima, alle eventuali terapie contenitive che il paziente attua.

L’insufficienza venosa cronica è una malattia progressiva e degenerativa: ciò vuol dire che la tempestività di diagnosi è direttamente proporzionale alla gravità dei sintomi.

Diagnosi precoci permettono interventi (sia risolutivi che contenitivi) altrettanto precoci, quindi con un rallentamento della gravità della patologia.
Di contro, diagnosi tardive solitamente avvengono con pazienti già gravemente compromessi, in cui i sintomi dell’insufficienza venosa cronica sono ormai dolorosi e pesanti.

Premesso questo, i più comuni sintomi dell’insufficienza venosa cronica sono:

  • Presenza di deformità vascolari ben evidenti sottocutanee, di dimensioni variabili, localizzate nelle cosce e nelle gambe, dal colorito anch’esso variabile (dal rosato al violaceo);
  • Stanchezza eccessiva nelle gambe, anche dopo brevi periodi in piedi;
  • Senso di pesantezza alle gambe, di gravità variabile, che si manifesta specie a fine giornata;
  • Prurito e bruciore alle gambe, spesso accompagnato da un generico ‘senso di fastidio’;
  • In caso di tromboflebite, dolore intenso alla gamba del trombo, spesso insopportabile;
  • Nei casi già gravi e trascurati, ulcere spontanee, cioè lesioni che non guariscono da sole, localizzate solitamente alla zona della caviglia

Questi sintomi possono coesistere oppure manifestarsi isolati, o anche non manifestarsi affatto.

Anche in assenza di sintomatologia evidente, ad esempio di vene varicose chiare e palesi, il paziente può comunque essere affetto da insufficienza venosa cronica alla vena grande safena.

La gravità di questi sintomi è anch’essa grandemente variabile, a seconda del livello di insufficienza venosa, dal suo grado di trascuratezza negli anni, dalle eventuali terapie palliative effettuate dal paziente.

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Grave ulcera venosa trascurata

Purtroppo, la malattia cronica dell’insufficienza venosa ha talmente tante sfaccettature e distingui, estremamente variabili da paziente a paziente, che spesso i suoi sintomi sono confusi con quelli di altre patologie.

Ecco perché, in caso di dubbi, la visita angiologica completa di EcoColorDoppler è sempre necessaria, per stabilire con certezza non solo la presenza di insufficienza venosa cronica, ma anche il suo stato di gravità.

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Si può catalogare il grado di severità dell’insufficienza venosa cronica?

Sì, proprio perché la patologia dell’insufficienza venosa cronica può di molto variare nei sintomi, nel 1994 un comitato internazionale voluto dall’American Venous Forum ha stabilito uno standard di classificazione dei disturbi venosi, ormai riconosciuto in tutto il mondo.

Tale standard si chiama CEAP ed è una classificazione prettamente clinica, basata su:

  • Classe clinica (C), cioè i sintomi oggettivi visibile al Medico durante la visita;
  • Eziologia (E), cioè l’origine della patologia;
  • L’anatomia (A), cioè la distribuzione e la conformazione delle vene e della loro ostruzione;
  • La fisiopatologia (P), cioè la causa dell’insufficienza venosa, reflusso od ostruzione che sia

Il protocollo di valutazione CEAP è periodicamente revisionato dall’American Venous Forum (i cui standard valutativi sono piuttosto rigidi), e la sua ultima modifica risale al 2004.

Attualmente, la classificazione CEAP è di estrema utilità per i Medici angiologi, poiché consente loro di scambiarsi agevolmente informazioni sui pazienti immediatamente chiare sulla loro condizione venosa (anche senza approfondita anamnesi pregressa), anche in valutazione di eventuali interventi chirurgici.

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Le sette classi di disturbi venosi in base alla classificazione CEAP

La classificazione CEAP per le patologie croniche venose è distribuita in sette classi, da C0 a C6.

Le classi sono a gravità progressiva, e tentano quindi di seguire l’andamento cronico e progressivo della patologia venosa:

Classe C0

Assenza di patologia venosa (paziente non patologico alla vista).
Gambe normali: assenza di varici evidenti, assenza di telenagectasie e reticoli venosi

Classe C1

Insufficienza venosa cronica classi CEAP

Piccole teleangectasie, capillari o vene reticolari, di variabile diffusione.
Uno stato comune a molte donne, specie se già partorienti.
Può essere risolto con l'uso della scleroterapia

Classe C2

Insufficienza venosa cronica classi CEAP

Presenza di vene varicose, differenziabili dalle vene reticolari perché aventi diametro ben maggiore (superiore ai 3mm).
Sintomo classico dell'insufficienza venosa cronica, spesso dipeso da incontinenza safenica

Classe C3

Insufficienza venosa cronica classi CEAP

Vene varicose con edema (gonfiore) associato.
La stasi venosa, per forza di gravità, tende ad accumularsi in basso, gonfiando la gamba

Classe C4

Insufficienza venosa cronica classi CEAP

Vene varicose con edema ed alterazione del colorito della pelle, causato dal ristagno sanguigno.
La pelle assume un colorito brunastro, dall'aspetto perennemente infiammato

Classe C5-C6

Insufficienza venosa cronica classi CEAP

Alle vene varicose si associa la presenza di ulcere venose, cioè ferite che guariscono molto lentamente, o non guariscono affatto;
Nella classe C6 lasse sono comprese le ulcere recidive

Ovviamente, come pressoché qualsiasi standardizzazione medica basata su aspetto oggettivo, tale classificazione non è ‘a comparti stagni’: il paziente può dimostrare sintomi sfumati di una classe e sintomi sfumati di un’altra, a seconda del suo particolare caso clinico.

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Come si trattano le vene varicose e l’insufficienza venosa cronica?

Safenectomia a Milano
Ulcera venosa su esiti di Trombosi Venosa Profonda, sfociata in una sindrome post-trombotica

La terapia per l’insufficienza venosa cronica deve partire da un principio medico ben chiaro: la deformazione dei vasi venosi, il decadimento delle loro valvole e il conseguente ristagno e reflusso di sangue non sono reversibili.

Ciò vuol dire che i tessuti, una volta danneggiati, non possono più tornare alla loro forma originale.
Questo rende la patologia cronica e, al contempo, degenerativa, perché la deformazione dei vasi peggiora col tempo, portando la patologia a salire di livello di gravità.

Premesso questo, la terapia per le vene varicose può essere di due tipi:

  • Conservativa, in cui si cerca di arrestare l’avanzamento della degenerazione dei vasi venosi e, al contempo, ridurre i sintomi per il paziente;
  • Risolutiva, in cui le vene irreversibilmente malate sono asportate o, comunque, neutralizzate

La terapia conservativa è attuata quando l’insufficienza venosa risulta iniziale o moderata.
Si basa essenzialmente sull’uso di calze elastiche a compressione graduata (di prescrizione medica), costruite con un particolare materiale e con una particolare trama, piatta, capaci di sfruttare ogni singolo movimento dei muscoli delle gambe e spingere in su il sangue venoso, minimizzando o annullando la sua stasi e il suo reflusso.

Questo diminuisce di molto i sintomi dell’insufficienza venosa e delle varici dilatate, preserva dalla formazione dei trombi e dona sollievo immediato e concreto al paziente.

Non è una terapia curativa, ma palliativa: spesso è prescritta al paziente in attesa dell’intervento chirurgico risolutivo.
Nel caso di pazienti con Trombosi Venosa Profonda in atto o sindrome post-trombotica, l’uso delle calze elastiche diviene permanente ed obbligatorio, a prescindere dalla loro condizione sintomatologica.

La terapia risolutiva, o radicale, consiste nel rimuovere la vena malata ed incontinente che ha originato l’insufficienza circolatoria, per mezzo di un intervento chirurgico.

È possibile ricorrere alla risoluzione chirurgica solo per vene del sistema venoso superficiale.
Per le vene del sistema venoso profondo l’esperienza internazionale ha stabilito che l’intervento chirurgico è più deleterio che benefico, e i suoi rischi sono di molto superiori ai benefici, quindi non è quasi mai praticato.

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Il sistema venoso umano, e dei mammiferi in generale, è composto da due circolazioni ben definite: le vene superficiali e quelle profonde.

Le vene superficiali, come il nome lascia intuire, sono le vene che scorrono sopra la fascia muscolare.

Le vene profonde, invece, scorrono sotto i muscoli.

I due sistemi sono collegati dalle vene perforanti, che attraversano a loro volta la fascia muscolare.

Il meccanismo dei due sistemi, abbastanza ingegnoso, è stato messo a punto dal processo evolutivo per aggirare in maniera intelligente la forza di gravità (che contrasta il ritorno del sangue al cuore), utilizzando la forza stessa dei muscoli.

Ecco perché è sempre estremamente importante camminare regolarmente, su base giornaliera: così facendo, si mantiene attiva la pompa muscolare, e si riduce il rischio di stasi venosa.

Come può essere trattata chirurgicamente una vena incontinente?

Insufficienza venosa cronica di collaterale della vena grande safena
Iper-pigmentazione irreversibile della cute, causata da grave insufficienza venosa di una collaterale della vena grande safena

La vena malata origine dell’incontinenza (solitamente, la vena grande safena) può essere trattata chirurgicamente con diverse tecniche specifiche:

  • Stripping
    La tecnica chirurgica più antica, ancora saltuariamente praticata anche se in rapido disuso.
    Prevede la legatura a monte della vena malata, e la conseguente rimozione per ‘strappatura’ (da cui il nome).

    Nel caso dell’intervento di stripping sulla vena grande safena, l’operazione prende il nome più appropriato di safenectomia.

    Tecnica efficace ma decisamente cruenta e dai lunghi tempi di recupero (comprese le complicanze post intervento), lo stripping è caduto in disuso dopo l’avvento delle tecniche ad energia, molto più rapide, indolori e sicure;

  • Termoablazione laser
    Tecnica ad energia, prevede la cauterizzazione della vena, e quindi la sua chiusura, mediante una sonda con un diodo laser.

    Solitamente l’accesso, se ad essere operata è la vena grande safena, viene eseguito a livello della giunzione della vena poplitea, per mezzo di un piccolissimo taglio.

    È una tecnica endoscopica mini-invasiva, eseguita comodamente in regime di Day Hospital, che prevede una dimissione immediata e dei tempi di recupero estremamente ridotti, nell’ordine dei 15-20 giorni (pieno recupero).

    Le cicatrici dell’intervento sono invisibili una volta guarite, e il sanguinamento, gli ematomi ed il dolore è del tutto assente.

    I contro sono una maggiore percentuale statistica di recidive, che comunque può essere abbassata migliorando l’esperienza del Medico operatore;

  • Termoablazione con radiofrequenza
    Tecnica ad energia praticamente uguale a quella laser, solo che al posto del diodo è applicato, sulla sonda, un piccolo manipolo monopolare che emette radiofrequenza.

    La radiofrequenza, rilasciata a monte della vena da trattare, per effetto Joule cauterizza il vaso, provocandone la chiusura immediata.

    Come per la tecnica laser, l’intervento è eseguito ambulatorialmente in regime di Day Hospital, e il tempo di recupero è rapidissimo, con praticamente zero complicanze.

    Tra le tecniche ad energia, la radiofrequenza è quella che ha il minor numero di recidive, e quindi è solitamente la preferita.

  • Scleromousse
    Tecnica che mira a sclerotizzare (chiudere) chimicamente la vena malata, per mezzo di un farmaco chiamato sclerosante, iniettato nel vaso in forma di mousse.

    La scleromousse si attacca alla tonaca interna del vaso, causandone la sclerosi e la successiva chiusura.

    È una tecnica che si rivela essenziale nel trattare casi di varici molto contorte, di monconi di vene frutto di precedenti interventi mal riusciti, di varici superficiali molto evidenti con grosso diametro.

    Anche se è una tecnica che può essere utilizzata sulla vena grande safena (sotto guida ecografica), di solito si utilizza per le varici superficiali collaterali, oppure in caso di monconi safenici impossibili da trattare con laser e radiofrequenza
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Perché la vena grande safena è spesso la principale responsabile dell’insufficienza venosa cronica?

Il trattamento del linfedema a Milano
La vena grande safena è la più lunga vena del corpo umano, e proprio per questo motivo è la più colpita dall'insufficienza venosa cronica

La vena grande safena è la principale vena superficiale del corpo umano, nonché la più lunga.

Origina dal piede, precisamente dall’arco dorsale, e percorre tutta la gamba e la coscia, andandosi a congiungere nella vena femorale, all’altezza grossomodo dell’inguine.

Il suo scopo principale è raccogliere il sangue di tutte le vene collaterali superficiali, e riversarlo poi nella circolazione venosa profonda.

Quindi, si può dire che la vena grande safena sia ‘il raccoglitore’ del circolo venoso superficiale degli arti inferiori.

Proprio per questa sua caratteristica, un ‘intoppo’ alla vena grande safena spesso genera un problema a tutte le sue vene collaterali che, impossibilitate a riversare efficacemente il sangue venoso, si gonfiano e a loro volta diventano varici.

Un’incontinenza safenica è quindi la principale causa delle vene varicose, soprattutto nei soggetti femminili.

L’incontinenza safenica è facilmente diagnosticabile da un Medico Angiologo competente, mediante esame EcoColorDoppler.

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Come si cura una vena grande safena incontinente?

Come detto, l’insufficienza venosa cronica non è una patologia che regredisce da sola, ma anzi peggiora.

La terapia contenitiva, basata su elastoterapia, è solo palliativa, ma non risolve la problematica.
Al massimo, la rallenta o, per un certo periodo, la stabilizza.

Se una vena grande safena è incontinente, vuol dire che i suoi tessuti interni, la sua tonaca e le le sue valvole, sono già irrimediabilmente danneggiati.
E l’unica soluzione possibile, definitiva, è quella radicale, cioè la sua rimozione o ablazione termica.

Ciò viene eseguito ormai velocemente e senza dolore, non più ricorrendo allo stripping ma (salvo casi veramente particolari) alla termoablazione via laser o radiofrequenza.

Con un singolo intervento di circa 20 minuti il paziente può liberarsi della vena incontinente, facendo immediatamente cessare i sintomi dell’insufficienza venosa cronica e tornando pressoché immediatamente all’assenza di dolore, pesantezza e prurito alle gambe.

Nonché ad un normale aspetto estetico delle stesse, che non guasta.

Ma eliminando la vena grande safena non si hanno gravi ripercussioni sul circolo venoso?

No, perché la vena grande safena trasporta solo il 5% di tutto il circolo venoso degli arti inferiori.
Quindi, da questo punto di vista, la sua rimozione è ininfluente sul sistema circolatorio complessivo.

Si elimineranno però i sintomi gravi dell’insufficienza venosa, tra cui le vene varicose, e questo avrà un grande giovamento sulla qualità di vita del paziente.

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Al contrario di quello che promette un certo marketing aggressivo, creme, gel e prodotti topici di varia natura sono totalmente inutili nel contrastare l'insufficienza venosa cronica e le vene varicose.

Questo perché le varici sono causate da una degenerazione irreversibile del tessuto stesso delle vene, in particolar modo le valvole, che il corpo non riesci più a riparare.

Applicare quindi prodotti sopra la cute è totalmente inutile, e non si ottiene nessun effetto, se non quello di foraggiare chi produce il prodotto.

La sensazione di freschezza di certe creme una volta applicate, totalmente temporanea, è data solamente dalla rapida evaporazione della parte acquosa, ma non ha nessun beneficio medico.

Esistono farmaci che contrastano o curano l’insufficienza venosa?

L’insufficienza venosa è una patologia cronica ed irreversibile, ad andamento peggiorativo.

Al momento non esistono farmaci miracolosi che possono curare la deformazione delle valvole e dei tessuti interni delle vene malate, ma esistono comunque farmaci vasoprotettori, che possono aiutare il paziente, associati ovviamente alla terapia elastocompressiva.

Questi farmaci hanno lo scopo di aiutare la parete venosa e, se comunque non possono ripararla dai danni permanenti dell’insufficienza cronica, possono comunque tonificarla.

Tali farmaci, in ogni caso, devono sempre essere associati alla terapia con le calze elastiche, che deve divenire costante per il paziente.

Va ricordato che tutti i farmaci vasoprotettori, così come le calze elastiche, sono solo un palliativo: non curano l’insufficienza venosa cronica, ma la rallentano o la stabilizzano per un certo periodo.

La soluzione definitiva per una vena ormai incontinente è sempre la via chirurgica.

Devo per forza operarmi per risolvere il problema delle vene varicose?

Non necessariamente: dipende quale vena è incontinente.
L’operazione chirurgica di ablazione è riservata quasi esclusivamente all’incontinenza della vena grande safena, che è il raccordo principale delle vene superficiali.

La scleroterapia per eliminare le vene varicose e le teleangectasie
Scleroterapia con Scleromousse su paziente di 50 anni, grande sportivo. Trattamento eseguito in tre sedute, con scomparsa totale delal varice

Incontinenze di vene superficiali collaterali alla vena grande safena possono essere trattate con successo con la scleroterapia, in particolar modo con la scleromousse.Soffri di vene varicose?
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A quale Medico devo rivolgermi per le mie vene varicose?

Cura e trattamento vene varicose a Milano
L'Angiologo, chiamato anche Chirurgo Vascolare, è il Medico specialista che può diagnosticare e curare le vene varicose e l'insufficienza venosa cronica

Le vene varicose e l'insufficienza venosa cronica in generale sono patologia di competenza della Chirurgia Vascolare, in particolar modo nella sotto-specializzazione della Flebologia.

Lo specialista di riferimento è quindi il Chirurgo Vascolare, chiamato anche comunemente Angiologo.

L'Angiologo è il Medico che è autorizzato a stilare diagnosi, l'esame EcoColorDoppler e ad intervenire sia con trattamenti medici che chirurgici per tutte le patologie del sistema vascolare, quindi anche le vene varicose.

Se leggendo questa pagina medica informativa ti sono venuti dubbi, hai bisogno di chiarimenti o vorresti avere un parere su quelle che ti sembrano vene varicose, devi quindi richiedere una visita angiologica con un Medico Angiologo (o Chirurgo Vascolare, sono la stessa figura professionale).

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Posso ricorrere alla terapia sclerosante per risolvere il problema delle varici?

Sì, ma solo per le vene molto superficiali, di piccolo diametro.
Vene importanti, come la vena grande safena, devono essere necessariamente trattate chirurgicamente, con la termoablazione o lo stripping.

La terapia sclerosante è ottima per risolvere situazioni di piccole varici superficiali, teleangectasie e capillari evidenti.

Con la scleromousse possono essere trattate invece vene supericiali di grandi dimensioni, ma solo se a monte non ci sia un'insufficienza safenica.

In tal caso, datosi che la causa scatenante delle varici è proprio quella, l'intervento di termoablazione è sempre necessario.

Chirurgia Vascolare, angiologia e terapia del linfedema a Milano
Quindi ricorda che...
  • Il sistema circolatorio umano è un circuito chiuso, formato dal sistema arterioso e quello venoso, che si uniscono alle loro estremità;
  • Il sistema arterioso trasporta il sangue ossigenato e nutritivo per le cellule del corpo, il sistema venoso si occupa del drenaggio del sangue refluo, quindi deossiggenato e scarico di nutrienti, che deve essere riportato al cuore;
  • Il sistema arterioso riceve l'energia pressoria direttamente dal battito cardiaco, il sistema venoso ha bisogno dell'aiuto della pompa muscolare per far risalire il sangue al cuore;
  • Le vene hanno, al loro interno, delle lamelle attaccate alle loro tonache, chiamate valvole;
  • Le valvole impediscono che il sangue torni indietro, quindi obbligano la circolazione solo in un senso, cioè dalle estremità verso il cuore;
  • Si parla di insufficienza venosa quando i tessuti interni delle vene si danneggiano, e le valvole non riescono più ad impedire il reflusso del sangue, che torna quindi indietro e ristagna;
  • L'insufficienza venosa distorce la normale fisiologia delle vene, le rende contorte e tortuose, dilatate in maniera abnorme, in cui il sangue ristagna;
  • Il ristagno di sangue e il gonfiore delle vene crea a sua volta dolore alle gambe, senso di pesantezza, bruciore e prurito al paziente;
  • L'insufficienza venosa cronica è una patologia irreversibile e degenerativa;
  • Ci sono sette classi di gravità dell'insufficienza venosa, che formano la classificazione CEAP;
  • Non si eredita l'insufficienza venosa, ma la qualità dei tessuti che porta alla stessa;
  • La vena grande safena è la vena più lunga del corpo umano, ed è particolarmente predisposta all'insufficienza venosa cronica;
  • Non sempre un'insufficienza delle vena grande safena sfocia in varici visibili;
  • L'insufficienza venosa cronica non può essere curata con i farmaci, ma occorre eliminare tout-court le vene malate;
  • Per eliminare le vene malate può essere usata la tecnica dello stripping, della termoablazione ad energia (laser o radiofrequenza) oppure la scleromousse;
  • Per piccole vene superficiali e teleangectasie, è possibile ricorrere alla terapia sclerosante;
  • La terapia contenitiva delle varici non risolve la patologia, ma la rallenta, e diventa inefficace quando la vena incontinente è ormai di grave entità;
  • Varici non trattate possono evolvere in ulcere croniche

Ascolta la Dottoressa e i consigli che ti può dare sulla malattia venosa cronica

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Il mio studio di Milano è specializzato nella diagnosi e nel trattamento di tutte le patologie del sistema vascolare, con un'elevata attenzione nel trattamento delle varici e dell'insufficienza venosa.

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La Dott.ssa Luisella Troyer è un Chirurgo Vascolare specializzata nelle patologie linfatiche, in oncologia linfatica e in vulnologia.
Nella sua trentennale professione si è focalizzata sulla cura e sul trattamento (anche chirurgico) delle lesioni croniche a decorso ulcerativo, sulla corretta diagnosi e terapia del linfedema e sulla particolare cura e gestione del paziente oncologico pre e post chirurgia.

È uno dei pochi Medici in Italia ad occuparsi della complicata gestione dei pazienti con linfedema primitivo (congenito), e particolare attenzione è stata sempre rivolta alla diagnosi e alla gestione della paziente affetta da lipedema, malattia per la quale la Dottoressa ha sempre richiesto l’adeguato riconoscimento come reale patologia, distaccata dalla semplice obesità o adiposità localizzata.

Il suo approccio terapeutico per i pazienti linfatici è basato sulla Terapia Complessa Decongestionante, e su un follow-up preciso, puntuale e costante, comprensivo di particolare riguardo alla cura della cute e al linfobendaggio.
Come Medico Estetico, la Dottoressa si è specializzata in particolare riguardo sul benessere e la salute delle gambe, ideando nuovi approcci chirurgici per la risoluzione del lipedema (la Liposuzione a Zone Selettive) e il protocollo estetico ElastSkin, per la riduzione significativa della cellulite e della lassità cutanea di cosce e caviglie.

La Dott.ssa Luisella Troyer è Chirurgo d’Urgenza nel reparto vulnologico del Piede Diabetico dell’Istituto Clinico Città Studi di Milano, e visita privatamente presso il suo studio Salus Mea in centro città, in Via della Moscova 60.
Nel suo ambulatorio privato, eroga terapie avanzate per la riduzione del pannicolo adiposo di cosce e glutei, terapie sclerosanti e Terapia Complessa Decongestionante.
A Milano, se sei affetto da una ferita cronica che non guarisce, soffri di stasi linfatica, un accumulo abnorme di grasso, varici e vene varicose o semplicemente vuoi il benessere per le tue gambe, la Dott.ssa Luisella Troyer può aiutarti: semplicemente, chiamala.

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Ciò vuol dire che, per lei, il mero guadagno è totalmente secondario alla salute dei pazienti. Anche di quelli che, per le mille difficoltà della vita, avrebbero bisogno di trattamenti che non possono però onorare sul momento.

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Sei incinta e hai le gambe gonfie e dolenti?
La Dottoressa è qui per aiutare te e il tuo bambino

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La Dott.ssa Luisella Troyer ha giurato di proteggere la tua vita e la tua salute, sempre.
Anche, e forse soprattutto, in un momento estremamente importante e delicato, come quello che ti sta portando a divenire mamma.

La Dottoressa sa bene che, durante la gravidanza, le tue gambe sono costantemente provate dal peso del tuo bambino.
Questo le porta a divenire spesso gonfie, dolenti, pesanti.

In molti casi, la gravidanza è l’inizio di una degenerazione dei tessuti delle vene della futura mamma, che sfocia poi in una cronica insufficienza venosa, con la comparsa di dolenti vene varicose.

Proprio per questo, dal frutto della sua trentennale esperienza, la Dottoressa ha ideato il protocollo medico “Mamma Protetta”, che può aiutarti a prevenire le patologie vascolari e a preservare la salute delle tue gambe.

Per gambe belle, sane e in salute anche nel periodo più speciale della tua vita: la Dottoressa è sempre con te!

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Hai una polizza assicurativa Unisalute?
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La Dott.ssa Luisella Troyer è infatti un Medico convenzionato con Unisalute: le visite ed i trattamenti della Dottoressa in regime ospedaliero possono quindi esserti rimborsati o direttamente prenotati dalla tua assicurazione, secondo il tuo piano sanitario.
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I miei pazienti dicono:
‟Sono andata sino a Milano dalla Sardegna solo per lei: mai viaggio fu più benedetto! Grazie Dottoressa!” Annalisa
‟Finalmente, sono riuscita a tornare ad una condizione di fisico invidiabile. Non è stato facile, ma la Dottoressa è stata sempre accanto a me." Sofia
‟Persona stupenda: umana, seria, incredibile la sua capacità di diagnosi. Tornerò sicuramente per monitorare la mia terapia, per ora grazie." Claudio