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Dott.ssa Luisella Troyer
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Attenzione: quest'articolo tratta di materie a carattere medico scientifico.
Per quanto le informazioni in esso contenute siano state selezionate e riportate con cura e con la massima precisione scientifica, non possono e non potranno mai sostituire il parere di un Medico o una visita medica specialistica, e debbono pertanto essere utilizzate per uso esclusivamente informativo.
In caso di dubbi e o domande, chiedi sempre consiglio ad un Medico.

Quest'articolo è stato aggiornato dalla Dott.ssa Luisella Troyer il giorno: mercoledì 04 ottobre, 2023

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Il rettocele

Il rettocele e l'erniazione del retto in vagina

Sei una donna, e soffri di dolori durante l'atto sessuale, oppure in fase di defecazione non riesci a svuotarti del tutto, e a volte devi aiutarti manualmente per fare uscire le feci?

Queste situazioni non sono assolutamente normali, e spesso e volentieri indicano una patologia ben precisa, che prende il nome di rettocele.

Leggi questa pagina scritta dalla Dott.ssa Luisella Troyer per sapere che cos'è, di preciso, il rettocele, e quello che puoi fare per contrastarlo.

Che cos'è il rettocele?

Pavimento pelvico e riabilitazione


Il rettocele è l'erniazione

del retto nella cavità vaginale, dovuta allo sfiancamento o al collasso della parete retto-vaginale

In Medicina, per rettocele si intende l'erniazione del retto nella cavità vaginale.

È una situazione patologica, piuttosto invalidante per la donna, causata da un lento e progressivo sfiancamento dei muscoli e delle strutture di supporto che compongono il pavimento pelvico.

Il rettocele affligge, per ovvi motivi anatomici, esclusivamente le donne, ed è una patologia molto più comune di quel che si può pensare.

Difatti, oltre una certa età nella vita quasi tutte le donne sviluppano un rettocele almeno di primo grado, quindi lieve, anche se non tutte ne sono a conoscenza, poiché non sempre un prolasso di grado leggero comporta sintomi.

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Che cosa si intende per pavimento pelvico?

Pavimento pelvico e riabilitazione
Il pavimento pelvico è tutta quella struttura muscolare, tendinea e del tessuto connettivo che, in sostanza, sostiene gli organi interni pelvici, come il retto, la vescica e la vagina

In anatomia, il pavimento pelvico è tutto quell'insieme di muscoli e di strutture di supporto, compresi legamenti e tessuto connettivo, che si sviluppa sotto le pelvi, cioè grosso modo alla base dell'addome, in quella che viene comunemente chiamata zona pelvica.

Queste strutture muscolari e tendinee hanno uno scopo fondamentale: sorreggono tutti gli organi interni delle pelvi quindi l'uretra, l'intestino retto, la vescica e, ovviamente solo per le donne, l'utero.

A livello di anatomia classica, gli strati muscolari interessati che compongono il pavimento pelvico sono tre: il diaframma pelvico, con l’elevatore dell’ano, il diaframma urogenitale, e l’area degli sfinteri.

Se si ha anche una sommaria concezione dell'anatomia umana, si capisce l'importanza del pavimento pelvico: datosi che lo scheletro non contiene strutture di supporto per la zona pelvica, la responsabilità della tenuta degli organi interni del retto e del sistema urinario ricade esclusivamente sulla struttura muscolare e di sostegno ad essa.

Il rettocele è dunque un prolasso del retto nella cavità vaginale, dovuto alla lacerazione oppure all'indebolimento di una struttura fondamentale, nella donna, del pavimento pelvico, ovverosia la parete (o setto) retto-vaginale.

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Il rettocele è una patologia nella maggior parte dei casi silente, cioè totalmente asintomatica.

Si stima che la maggior parte delle donne over 50, specie se già puerpere, conviva con un rettocele di I grado, che non da nessun tipo di sintomo, e quindi non è percepito.

I motivi di questo, protremmo dire, 'rettocele fisiologico', sono l'invecchiamento e la perdita di collagene, i parti naturali, il sovrappeso e la condizione di stitichezza cronica.

Fino a che il rettocele non da problemi, comunque, non è necessario intervenire.

Si interviene, con la riabilitazione oppure con la correzione chirurgica, esclusivamente in caso di sintomatologia acclamata.

Quali sono le cause del rettocele?

Come ben detto in precedenza, il rettocele è l'estrusione del retto nella conca vaginale, dovuto allo sfinimento (o sfiancamento) della parete retto-vaginale e delle strutture di supporto, in senso generale, del pavimento pelvico.

Questo sfiancamento delle strutture del pavimento pelvico che causa il rettocele ha una lunga serie di cause, che possono essere riassunte in:

  • Un parto o un travaglio particolarmente complicato;
  • Una donna pluripara;
  • Una stitichezza cronica;
  • Lo stato di obesità;
  • Uno sport o un'attività fisica particolarmente gravosa, come ad esempio la pesistica e il body building;
  • Una tosse o bronchite cronica

Tutte queste cause, come è logico ed immediato pensare, portano un aumento pressorio della cavità addominale, con un continuo stiramento e sollecitazione traumatica dei muscoli e dei legamenti del pavimento pelvico.

Esattamente come negli episodi di tendinite o di borsite, solitamente un singolo evento traumatico non è sufficiente per dare origine a un rettocele, che invece richiede più episodi traumatici (anche di micro traumi continuativi, come ad esempio la tosse cronica) per portare allo sfiancamento le strutture di supporto muscolari e tendinee.

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Ci sono fattori di rischio conclamati per il rettocele?

Assieme alle cause scatenanti del rettocele, la Medicina da tempo hai individuato dei sicuri fattori di rischio, che possono aumentare la percentuale di insorgenza del prolasso del retto in vagina.

Questi fattori di rischio possono essere sintetizzati in:

Un elevato numero di parti vaginali (naturali)

Ogni parto naturale, per le strutture di supporto del pavimento pelvico della donna, è un vero e proprio trauma.

Ad ogni parto i muscoli e legamenti del pavimento pelvico cedono un poco, specie se, dopo in quel periodo, la donna non ha messo in atto le idonee terapie di riabilitazione.

Va da se che, all'aumentare del numero di parti naturali, aumenta lo sfiancamento delle strutture del pavimento pelvico, e di conseguenza il rischio del rettocele;

• Invecchiamento naturale

Invecchiando, il metabolismo di tutti gli esseri viventi rallenta, e la femmina della specie dell'Homo Sapiens non fa eccezione alla regola.

Differentemente dall'uomo, però, l'invecchiamento nella donna causa una forte carenza di estrogeni, necessari al corpo per mantenere una buona tonicità muscolare.

Dopo la menopausa, per la donna aumenta il rischio anche di un rilasciamento del pavimento pelvico, dovuto a il tono minore della massa muscolare e quindi un aumento del rischio dell'insorgenza del rettocele;

• Predisposizione genetica

Alcune donne nascono con una predisposizione a quelle che vengono definite in Medicina collagenopatie, cioè delle alterazioni sia della produzione che della struttura del collagene.

Il collagene è una proteina essenziale per i nostri tessuti interni, poiché, come il nome lascia intuire, fa esattamente da colla, e tiene adese diverse strutture anatomiche adiacenti, come ad esempio la pelle alla tonaca muscolare.

Una donna che nasce con una predisposizione genetica alla bassa produzione di collagene e all'alterazione della struttura molecolare nello stesso è quindi più predisposta al rilascio del pavimento pelvico, e quindi all'insorgenza di rettocele;

• Interventi chirurgici invasivi

Alcuni interventi chirurgici, come ad esempio l'isterectomia, modificano la normale conformazione degli organi interni del pavimento pelvico, e possono portare ad un rilascio dello stesso, facilitando quindi l'insorgenza del rettocele.

È bene notare che tutti questi fattori predisponenti non sono sufficienti, da soli, trasformarsi in un rettocele conclamato.

Accanto ad essi, per lo sviluppo della patologia, deve essere associata anche una causa scatenante (o più cause scatenanti), con la mancanza di adeguata terapia correttiva e riabilitativa da parte della donna.

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La defecografia, chiamata anche spesso proctografia evacuativa, è un esame diagnostico specifico della parte finale dell'intestino, che serve a visualizzare la peristalsi finale del retto e l'espulsione delle feci.

Tale esame si rende necessario quando il Medico sospetta di possibili anomalie del retto oppure dell'ano, sia funzionali che morfologiche.

Viene praticata iniettando, a mezzo clistere, una soluzione di contrasto contenente bario, dopo aver precedentemente svuotato l'ampolla rettale con un clistere evacuativo.

La soluzione di contrasto viene dunque espulsa dal paziente, che viene fatto accomodare su una speciale sedia chiamata comoda (cioè con un foro sulla seduta per permettere l'espulsione della soluzione di contrasto), ovviamente radiotrasparente.

Durante l'espulsione vengono dunque scattate delle radiografie a raggi X, che riprendono i movimenti del retto e di tutta la peristalsi finale.

L'esame viene concluso quando il paziente ha espulso tutto il bario, e sono dunque state acquisiste tutte le immagini della defecazione.

La defecografia è un esame spesso essenziale al Medico per indagare sulla morfologia del retto e dell'ano e per rafforzare il suo sospetto diagnostico, ma è altrettanto vero che l'esame sia abbastanza invasivo ed imbarazzante per il paziente.

Ecco perché la sua prescrizione deve sempre essere attentamente ponderata dal Medico, anche tenendo conto che l'esame richiede l'assorbimento di radiazioni ionizzati, che dunque non possono essere ripetute in periodi troppo ravvicinati.

Quali sono i sintomi più evidenti del rettocele?

Defecografia
Defecografia
La defecografia è un esame radiografico che può essere prescritto per confermare o meno la presenza di rettocele

La sintomatologia del rettocele è direttamente correlata alla sua gravità, ovverosia allo stato effettivo del prolasso del retto nella cavità vaginale.

Rettoceli di grado lieve possono essere asintomatici, mentre rettoceli di grado avanzato comportano diversi disturbi gravi, sia nell’atto sessuale che durante la minzione o la defecazione.

Tenuto a mente questo, una linea approssimativa per suddividere e classificare i disturbi del rettocele può essere quella di seguire il suo stadio di gravità:

• Rettocele di I grado (lieve)

Il prolasso del retto in vagina è appena percettibile, anche con un esame di defecografia.

Il rettocele pertanto è asintomatico, e molte donne, specie se ancora in giovane età, non sanno neppure di essere affette dalla patologia.

Tale condizione è quasi considerata fisiologica per le donne over 50 anni, e quasi sempre non richiede particolari cure o terapie;

• Rettocele di II grado (moderato)

Il prolasso del retto in vagina è chiaramente percepibile, e spesso arriva sino all’apertura vaginale.

I sintomi più comuni per la paziente sono defecazione ostruita, dolore durante l’atto sessuale (che spesso rende difficile la penetrazione), dolore durante l’atto di espulsione delle feci, sensazione di ‘corpo estraneo’ nella vagina;

• Rettocele di II grado (grave)

Il retto prolassa completamente nella vagina, per via dell’ormai totale assenza di supporto della parete retto-vaginale, che in molti casi è anche lacerata.

La paziente sperimenta incontinenza, sia urinaria che fecale, perdite di feci dalla vagina (o di sangue dall’ano durante il mestruo, se ancora fertile), perenne pressione e costrizione al basso ventre, impossibilità di defecare se non rimuovendo manualmente le feci.

Nei casi gravi di rettocele, non è raro assistere anche a contemporaneo cistocele, cioè il prolasso della vescica nella vagina, l’uretrocele (la deformazione con dilatazione dell’uretra) e l’enterocele, cioè una vera e propria ernia intestinale che si estende nella vagina.

Tutte queste patologie associate sono, come facilmente intuibile, correlate alla progressiva perdita di tono del pavimento pelvico.

C’è da specificare che il grado di disturbo e fastidio della sintomatologia del rettocele è fortemente soggettivo: alcune pazienti, difatti, anche in stadi lievi sperimentano disturbi riportati come estremamente invalidanti, anche nel caso di modesto o blando prolasso del retto in vagina.

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Come si diagnostica il rettocele?

Rettocele di I grado
Rettocele di I grado
Rettocele di I grado, asintomatico

La diagnosi del rettocele è relativamente semplice per un Medico con esperienza, che conosce bene la patologia.

Difatti, basta solitamente una visita clinica pelvica per stabilire la presenza o meno di rettocele, ma il Medico potrebbe prescrivere anche esami specialistici d’approfondimento, come ad esempio una defecografia.

Tale esame fa capire bene al Medico non tanto la presenza di rettocele, come detto facilmente diagnosticabile con la visita clinica, quanto il grado di ostruzione del retto, che determina la difficoltà di svuotamento intestinale.

Le informazioni che se ne ricavano possono essere molto utili al Medico per la terapia, poiché la difficoltà di espulsione delle feci è, assieme al dolore durante l’atto sessuale, il sintomo più invalidante per la paziente.

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Con il termine riabilitazione del pavimento pelvico s'intendono tutte le terapie, sia mediche che fisioterapiche, atte a ritonificare sia la muscolatura delle pelvi che i suoi tessuti di supporto (tendini e tessuto connettivo).

La parte fisica della riabilitazione del pavimento pelvico si effettua con speciali esercizi (gli esercizi di Kegel), a volte anche con specifici massaggi, mentre la parte medica si effettua con l'elettrostimolazione interna, con una specifica sonda sia anale che vaginale, nonché il biofeedback e, non per ultimo, l'uso della Radiofrequenza Medica.

A volte, il Medico può prescrivere a corredo anche l'opportuna terapia ormonale, poiché la mancanza adeguata di mormoni estrogeni nella donna, dopo la menopausa, causa di conseguenza un indebolimento della struttura muscolare.

Se ben effettuata, la riabilitazione del pavimento pelvico contrasta efficacemente i sintomi del rettocele e, nei casi lievi dello stesso, riesce addirittura a risolverli del tutto.

Come si cura il rettocele?

La cura per il rettocele dipende strettamente dal suo grado di severità, e dai disturbi che esso causa alla paziente.

Rettoceli di I grado sono solitamente asintomatici, non sono percepiti dalla paziente e dunque non richiedono terapie particolari.

Per i rettoceli sintomatici, invece, il Medico deve valutare diversi fattori per una terapia efficace, ma la distinzione primaria è data dall’indicazione chirurgica o meno, quindi da un trattamento radicale oppure conservativo.

La maggior parte dei rettoceli, statisticamente, non richiede un trattamento chirurgico, e i sintomi possono essere efficacemente risolti, o perlomeno minimizzati, tramite la giusta terapia conservativa.

Tale terapia mira contemporaneamente a diminuire la pressione intraaddominale e, non meno importante, a ri-tonificare i muscoli e le strutture di supporto del pavimento pelvico.

Ciò viene eseguito grazie ad una dieta consona, necessaria per garantire assenza di stitichezza e feci sempre morbide e ben formate, facili da espellere, particolari esercizi fisioterapici (gli esercizi di Kegel) e la riabilitazione del pavimento pelvico, effettuata tramite terapia sia fisica che elettromuscolare.

In qualche caso è prescritta anche una giusta terapia ormonale sostitutiva, rivolta esclusivamente alle donne in menopausa.

Casi di rettoceli gravi, dove si assiste al totale sfiancamento e prolasso estremo della parete retto-vaginale (anche in associazione a lacerazione della stessa), oppure quando la terapia conservativa riabilitativa non migliora la situazione sintomatologica, necessitano sempre di approccio chirurgico.

Questo intervento, piuttosto invasivo ma come detto spesso necessario, è effettuato per via addominale, vaginale o anche rettale, a seconda dell’analisi del Chirurgo.

L’intervento mira sostanzialmente a rimuovere l’eccesso tessutale del rettocele e a rinforzare (o ricostruire) la parete retto-vaginale, anche tramite apposita rete biocompatibile.

Laddove sia presente anche un prolasso del colon, è necessario provvedere alla stabilizzazione e alla sospensione dello stesso, tramite particolari punti d’appoggio o l’utilizzo di una protesi.

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La riabilitazione del pavimento pelvico è necessaria anche dopo un intervento per il rettocele?

Sì, la riabilitazione del pavimento pelvico è sempre necessaria, sia prima che dopo l’intervento di riposizionamento del rettocele.

Difatti, l’intervento chirurgico mira a risolvere il prolasso del retto in vagina, ma non ha effetto sulla debilitazione delle strutture di supporto del pavimento pelvico.

Ciò vuol dire che, se non correttamente ri-tonificati, muscoli e tendini del pavimento pelvico della donna operata tenderanno naturalmente a processare nuovamente, vanificando dunque l’esito chirurgico.

Ecco perché, solitamente, il Medico prescrive l’opportuna riabilitazione ancora prima dell’intervento, in modo da preparare adeguatamente i muscoli pelvici al riposizionamento del rettocele, scongiurando così recidive.

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Quindi ricorda che...
  • Il rettocele è l'erniazione del retto nella vagina, dovuto al prolasso del setto retto-vaginale;
  • Per ovvi motivi anatomici, il rettocele è una patologia che colpisce esclusivamente le donne;
  • Lo sfiancamento della parete retto-vaginale è dovuto al prolasso del pavimento pelvico, cioè il cedimento delle strutture muscolari e di supporto che, a loro volta, contengono gli organi interni pelvici, come retto, uretra, vescica;
  • Il rettocele si distingue per severità del prolasso, con tre gradi crescenti, da lieve a grave;
  • Rettoceli di grado lieve sono quasi sempre asintomatici, e la situazione è considerata fisiologica per le donne già puerpere over 50;
  • Gran parte delle donne over 50 sviluppa un lieve rettocele, che spesso è totalmente ignorato in quanto asintomatico;
  • Se il rettocele non è sintomatico ed è di lieve entità, non sono necessarie cure o trattamenti;
  • Il rettocele sintomatico invece comporta dolore durante l'atto sessuale della penetrazione, difficoltà ad evacuare, senso di costrizione e compressione della vagina e, nei casi più gravi, incontinenza fecale ed urinaria;
  • La terapia per il rettocele dipende dal suo stato di gravità e dalla condizione effettiva della parete retto-vaginale;
  • La terapia conservativa prevede la necessaria riabilitazione del pavimento pelvico, mediante fisioterapia ed esercizi specifici, elettrostimolazione e biofeedback;
  • La terapia chirurgica per il rettocele si rende necessaria in caso di lacerazione della parete retto-vaginale e nei casi di erniazione grave e totale del retto in vagina, tale da non consentire beneficio dalla riabilitazione pelvica;
  • La riabilitazione del pavimento pelvico non cura direttamente il rettocele, ma ne attenua o ne elimina la sintomatologia, consentendo alla paziente un ritorno ad una vita normale;
  • La riabilitazione del pavimento pelvico è necessaria sia prima che dopo l'intervento chirurgico di riduzione del rettocele;
  • La riabilitazione del pavimento pelvico può essere utilizzata anche come strumento preventivo e tonificante, specie dopo una gravidanza o un parto travagliato

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Avviso deontologico medico
Nota deontologica

La Proctologia, in Italia, non ha ancora una Scuola di Specializzazione riconosciuta dal Ministero dell'Istruzione.

Non è quindi legalmente possibile riportare l'aggettivo 'specialista' al Medico Proctologo, poiché tale titolo accademico è riservato solo al Medico che, legalmente, ottiene un Diploma di Specializzazione.

Come branca della Medicina, la Proctologia può essere inquadrata come disciplina chirurgica, che può però allargarsi ed intendersi perfezionamento della Gastroenterologia, della Dermatologia, della Chirurgia Vascolare, dell'Oncologia, della Infettivologia e, non ultimo, anche della Ginecologia.

Questo vuol dire che la formazione del Medico che intende definirsi 'Proctologo' è effettuata prevalentemente sul campo, attraverso l'esperienza diretta e i casi clinici affrontati e risolti, nonché del continuo studio ed aggiornamento professionale.

La Dott.ssa Luisella Troyer, iscritta all'Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di Milano, tiene dunque a precisare che ella è un Medico Chirurgo Specialista in Chirurgia Vascolare, e perfezionata poi Proctologo durante il suo trentennale esercizio della professione medica.

La Dott.ssa Luisella Troyer è un Medico Chirurgo, specializzata in Chirurgia Vascolare e perfezionata nelle patologie linfatiche, in Oncologia Linfatica, in Proctologia, in Podoiatria e in Vulnologia.

Nella sua trentennale professione si è focalizzata sulla cura e sul trattamento (anche chirurgico) delle lesioni croniche a decorso ulcerativo, sulla corretta diagnosi e terapia del linfedema e sulla particolare cura e gestione del paziente oncologico pre e post chirurgia.

È uno dei pochi Medici in Italia ad occuparsi della complicata gestione dei pazienti con linfedema primitivo (congenito), e particolare attenzione è stata sempre rivolta alla diagnosi e alla gestione della paziente affetta da lipedema, malattia per la quale la Dottoressa ha sempre richiesto l’adeguato riconoscimento come reale patologia, distaccata dalla semplice obesità o adiposità localizzata.

Il suo approccio terapeutico per i pazienti linfatici è basato sulla Terapia Complessa Decongestionante, e su un follow-up preciso, puntuale e costante, comprensivo di particolare riguardo alla cura della cute e al linfobendaggio.

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La Dott.ssa Luisella Troyer è Chirurgo Vascolare nel reparto vulnologico del Piede Diabetico dell’Istituto Clinico Città Studi di Milano, e visita privatamente presso il suo studio Salus Mea in centro città, in Via della Moscova 60.

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Questo le porta a divenire spesso gonfie, dolenti, pesanti.

In molti casi, la gravidanza è l’inizio di una degenerazione dei tessuti delle vene della futura mamma, che sfocia poi in una cronica insufficienza venosa, con la comparsa di dolenti vene varicose.

Proprio per questo, dal frutto della sua trentennale esperienza, la Dottoressa ha ideato il protocollo medico “Mamma Protetta”, che può aiutarti a prevenire le patologie vascolari e a preservare la salute delle tue gambe.

Per gambe belle, sane e in salute anche nel periodo più speciale della tua vita: la Dottoressa è sempre con te!

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Sei affetta da lipedema e devi intervenire chirurgicamente?
Affidati al protocollo chirurgico della Dott.ssa Luisella Troyer

Liposuzione specifica per il lipedema Lipedema Reduction Surgery

La Dott.ssa Luisella Troyer è un Chirurgo Vascolare perfezionata nel lipedema e nel trattamento di tutte le dismorfie del pannicolo adiposo degli arti inferiori.

Oltre trent'anni fa, è stata uno dei primi Medici ad ipotizzare la presenza della nuova patologia scollegata dall'obesità, conosciuta ora come lipedema.

La costante ricerca clinica su questa grave dismorfia che colpisce esclusivamente le donne le ha permesso di sviluppare un nuovo protocollo chirurgico specificatamente pensato per il lipedema.

Assieme al Dott. Alberto Gallucci, Chirurgo Plastico esperto nelle dismorfie gravi del grasso umano, la Dottoressa ha quindi ideato il protocollo di Liposuzione a Zone Selettive.

Un protocollo innovativo che si basa sul rispetto dei tessuti sani della paziente, sull'intervento localizzato in micro-zone e su un piano terapeutico che comprende il protocollo estetico ElastSkin.

Un aiuto d'eccellenza per le molte donne che, ogni giorno, soffrono sia piscologicamente che fisicamente per una patologia non decisa da loro, tutt'ora poco conosciuta in Italia, che ne causa spesso esclusione sociale e profonda sofferenza.

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Soffri di emorroidi patologiche e dolorose?
La Dottoressa può aiutarti a risolverle per sempre

Cura delle emorroidi patologiche a Milano

La Dott.ssa Luisella Troyer è un Chirurgo Vascolare perfezionata in Proctologia avanzata.

Nel suo studio di Via della Moscova somministra trattamenti di ultima generazione per la cura delle emorroidi patologiche, del tutto indolori.

Potrai quindi eliminare definitivamente le tue emorroidi che ti tormentano da tanto tempo, con il trattamento avanzato di scleromousse stabilizzata con aria sterilizzata.

Dall'esperienza medica d'eccellenza, un trattamento di alta qualità per liberarti per sempre dal problema delle emorroidi.

Veloce, sicuro, definitivo, totalmente indolore: finalmente, l'unica valida alternativa all'intervento chirurgico.

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Hai varici grandi ed antiestetiche sulle gambe?
La Dottoressa può eliminarle senza chirurgia e senza dolore

Cura delle vene varicose a Milano

Come Chirurgo Vascolare, la Dott.ssa Luisella Troyer ha grande esperienza nel rimuovere vene varicose anche di grandi dimensioni senza ricorrere alla chirurgia, con trattamenti mini-invasivi e totalmente indolore.

Trent'anni di esperienza medica e continua ricerca scientifica di alto livello le hanno permesso di padroneggiare le migliori terapie sclerosanti a guida ecografica, efficaci, sicure e rapide, per risolvere anche i casi più complicati di vene varicose.

Nello studio della Dottoressa potrai ripristinare la bellezza e la funzionalità delle tue gambe, eliminando per sempre le anti-estetiche e pericolose varici in tutta tranquillità, con sedute indolore e di breve durata.

La Medicina angiologica sicura, affidabile ed efficace, frutto della costante ricerca medica.

Affinché tu possa tornare a stare bene con le tue gambe, senza più dolori, pruriti o pesantezza, tipici delle vene varicose.

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Hai una polizza assicurativa Unisalute?
La Dott.ssa Luisella Troyer è un Medico convenzionato

Medico convenzionato con Unisalute

Se hai una polizza Unisalute, puoi effettuare una visita in convenzione con la Dott.ssa Luisella Troyer.

La Dott.ssa Luisella Troyer è infatti un Medico convenzionato con Unisalute: le visite ed i trattamenti della Dottoressa in regime ospedaliero possono quindi esserti rimborsati o direttamente prenotati dalla tua assicurazione, secondo il tuo piano sanitario.

Chiedi tutte le info al nostro centralino chiamando il 348.96.89.650: saremo felici di aiutarti.

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La Dottoressa che si prende cura delle tue gambe, da oltre 30 anni.
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‟Sono andata sino a Milano dalla Sardegna solo per lei: mai viaggio fu più benedetto! Grazie Dottoressa!” Annalisa
‟Finalmente, sono riuscita a tornare ad una condizione di fisico invidiabile. Non è stato facile, ma la Dottoressa è stata sempre accanto a me." Sofia
‟Persona stupenda: umana, seria, incredibile la sua capacità di diagnosi. Tornerò sicuramente per monitorare la mia terapia, per ora grazie." Claudio